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domenica 14 dicembre 2014

Alla scoperta di... Eduardo de Filippo




Ieri sera ho visto Le voci di dentro di Eduardo de Filippo sotto la regia di Toni Servillo. “Come?” penserete “questa tizia è in Italia un’altra volta?” No, carissimi amici miei, ieri sera al Teatre Lliure di Barcellona abbiamo potuto goderci il grandissimo lavoro di una compagnia di attori fantastici in una coproduzione tra il Piccolo Teatro di Milano, il Teatro di Roma e i Teatri Uniti di Napoli.

Un capolavoro di Eduardo e i fratelli Servillo che hanno conquistato il pubblico catalano. È una commedia, sì, però con una certa amarezza. L’autore affronta il tema dell'ambiguità fra realtà e sogno e approfondisce nelle coscienze colpevoli dei personaggi e anche del pubblico. Un’opera scritta nel 1948, un messaggio efficace nel dopoguerra che continua ad essere valido nei nostri tempi perchè tutti siamo vittime dall’indifferenza in un periodo di perdita dei valori spirituali.

Lo spettacolo era sovratitolato in catalano. Meno male, perchè una cosa è padroneggiare l’italiano e l’altra è capire il napoletano per altro pronunciato a velocità supersonica!

Sono assente da moltissimo, lo so. Il master, ecc, ecc, ecc... Questa volta non farò promesse che poi non sono in grado di mantenere. Però questo evento si meritava un post.

Vi mando un fortissimo abbraccio.

domenica 30 giugno 2013

Alla scoperta di... Pier Paolo Pasolini



Le cose non accadano per caso. Ieri è stato uno di questi giorni in cui gli astri si sono schierati in un modo particolare, direi quasi magico. Vi racconto per ordine.

1. La mia cara amica Manuela Raganati ha pubblicato il suo primo libro, l’ibook Lo sguardo urbano di Alì dagli occhi azzurri, un saggio che lei definisce come un “viaggio all’interno della Roma di Pier Paolo Pasolini”. Alì dagli occhi azzurri (1965) è una raccolta di racconti, Manuela ne ha fatto lo studio e ha aggiunto numerosi materiali bibliografici e multimediali per approcciare ai lettori uno dei grandi profeti di sempre, uno dei più grandi poeti italiani di tutti i tempi. Un’opera ben scritta e curata sin nel minimo particolare che intravede una grande scrittrice. Tantissimi auguri per quest’opera di esordio!




2. Dal 23 maggio al 15 settembre del 2013, il Centre de Cultura Contemporània de Barcelona presenta la mostra PASOLINI ROMA. Ieri ci sono andata con un gruppo di studenti del Centro Culturale Ama l’Italiano dove frequento le mie lezioni.
La mostra è un approccio allo scrittore e regista italiano Pier Paolo Pasolini (1922-1975) nei confronti di Roma. Così il visitatore si avvicina a tutto quello che definisce Pasolini: la poesia, la politica, il sesso, l’amicizia, il cinema, l’impegno civile.
Cesare, una guida eccezionale, ci ha portato per tutto il percorso delle sei sezioni cronologiche che corrispondono a sei tappe vitali e creative di Pier Paolo Pasolini. Inizia con l’arrivo a Roma nel 1950 e chiude a novembre del 1975, quando fu assassinato sulla spiaggia di Ostia. Le sue spiegazioni chiare, oserei dire uscite da una profonda ammirazione per il poeta, pure gli aneddoti raccontati hanno fatto che le due ore di durata della visita abbiano scorse rapide.

Oltre la città che l’accolse dopo aver fuggito dal Friul, Roma è uno spazio di riflessione e di lotta. Infatti, a partire dell’osservazione della capitale, Pasolini analizza i cambiamenti dell’Italia e degli italiani degli anni sesanta e settanta.
Paolini fu un personaggio controverso, suscitò spesso forti polemiche e accesi dibattiti per la radicalità dei suoi giudizi, assai critici nei riguardi delle abitudini borghesi e della nascente società dei consumi italiana, ma anche nei confronti del sessantotto e dei suoi protagonisti.

La mostra si potrà visitare nel Palazzo delle Esposizioni di Roma dal 3 marzo all’8 giugno del 2014. Da non perdere.



3. Anche ieri sera si è svolto un grandissimo avvenimento per il mio paese. Un concerto al Camp Nou con 90.000 spettatori e 400 artisti, non solo catalani, ma provenienti anche da Spagna, Germania, Italia e Grecia.

Un gesto della società civile per reclamare, attraverso il linguaggio universale della musica, il diritto del popolo catalano e di tutti i popoli del mondo di poter decidere liberamente e in maniera democratica il proprio futuro. Vi ricordo che l’11 settembre 2012, più di un milione di persone manifestarono a Barcellona con il desiderio di poter esercitare la propria sovranità e diventare stato indipendente. Il concerto per la Libertà vuol essere una nuova occasione perchè la voce del popolo sia ascoltata dentro e fuori la Catalogna, ma vuole essere anche un avvenimento che contribuisca a implicare tutti nella costruzione del futuro dell’intero paese.

Il concerto è stato grandissimo successo che servirà per avere più forze per la catena umana prevista per settembre e per raggiungere l’obbiettivo della consulta. 



Vi chiederete che cosa c’entra il punto 3. Leggete questo brano scritto da Pasolini, che appena ieri non solo mi è apparso come un ammiratore e traduttore di autori catalani ma anche come un difensore della mia amata lingua.

“La dittatura fascista di Franco ha condannato la lingua catalana al più duro ostracismo, spungendola non solo dalla scuola e dai tribunali, ma dalla tribuna, dalla radio, dalla stampa, dal libro e perfino dalla Chiesa. Ciò nonostante gli scrittori catalani seguitano a lavorare nelle catacombe in attesa del giorno, forse non lontano, in cui il sole della libertà splenderà di nuovo su questa lingua, erede della provenzale, che fu la seconda in importanza –dopo l’italiano– nel Medio Evo e che oggi è parlata in Spagna, in Francia (Pyrénées Orientales) e in Italia (Alghero in Sardegna) da non meno di sei milioni di persone”.

Speriamo che queste sue parole siano pure profetiche!

lunedì 8 aprile 2013

Alla scoperta di... Erri de Luca




In nome della madre è una vecchia storia conosciuta da tutti. La storia di Maria, una giovane vergine incinta di un angelo. Come se si tratasse di un apocrifo, Erri de Luca aggiunge dettagli quotidiani, dubbi, sentimenti umani e tanta, tantissima tenerezza a quello che i vangeli ci raccontano.

Vi siete mai fermati a pensare cosa dovrebbe pensare Giuseppe della sua futura sposa nei tempi in cui le donne adultere venivano lapidate?
Vi immaginate come dovrebbero circolare i pettegolezzi a Nazaret, un piccolo paesino dove tutti si conoscevano? Riuscite a vedere Maria evitando lo sguardo accusatorio dei suoi vicini e le risate di coloro che aspettavano che nascesse una bambina?

Erri de Luca, come se fosse vissuto proprio in quell'epoca, ci racconta come è andata la vera e propria storia di Maria. Secondo me, però, dimentica un episodio che mi piace tantissimo perché lo ritengo simbolo della generosità e dell’altruismo: la visita che Maria fa alla sua cugina Elisabetta.

Invece, Erri de Luca ci parla del rapporto fra Maria e il bimbo che porta nel suo grembo. Su questo il vangelo non dice niente e credo che sia proprio interessante. Infatti tutte quelle che siamo state mamme possiamo assolutamente capire e apprezzare i particolari del legame materno.

Un’altra piccola perla di questo narratore napoletano. Da non perdere.



mercoledì 17 ottobre 2012

Alla scoperta di... Milena Agus (2)





Ali di babbo è il secondo romanzo che leggo di Milena Agus. A dire verità, Mal di pietre mi è piaciuto di più. La storia ambientata in Sardegna è raccontata da una ragazzina che crede avere contatto con il padre che lei immagina morto però che in realtà l’aveva abbandonata da piccola. Oltre a questo rapporto magico, nel romanzo si trovano personaggi bizzarri come Madame che pur essendo povera non vuole vendere la terra il che la farebbe diventare ricca. Un altro personaggio affascinante è il nonno della ragazzina che ha un carattere forte e le idee chiare e che ha un ruolo essenziale nello sviluppo della trama.

Madame dice que “senza magia la vita è solo un grande spavento”. Per me la dose di magia di questo romanzo è eccessiva. Non ve lo sconsiglio, soltanto esprimo il mio modesto punto di vista, però io non mi sono sentita presa dalla lettura.

giovedì 15 marzo 2012

Alla scoperta di... Erri De Luca (2)


Mi sono avvicinata a I pesci non chiudo gli occhi di Erri De Luca consigliata dalla mia amica Manu. Non conoscevo questo autore e in poco tempo è passato a far parte della mia vita letteraria. Innanzitutto la mia insegnante di italiano ci ha fatto leggere e ascoltare un suo poema come ho già raccontato qui. Poi ho cominciato a leggere questo breve romanzo. Da sempre mi sono piaciuti gli scrittori che sanno guardare la vita dal punto di vista della fanciullezza. Non è facile calarsi nei panni di un bambino, quasi un pre-adolescente, pensare ed esprimersi come lui, senza cadere in uno stile artificioso. Invece Erri De Luca lo fa magistralmente. Malgrado la sua età, De Luca diventa la voce di un ragazzino di dieci anni in un romanzo di formazione. Una voce che riflessiona con grande lucidità sui grandi argomenti umani: l’amicizia, l’amore, la fedeltà e la giustizia in un’epoca segnata dal dopoguerra, dalla povertà, ma anche da sentimenti proprio intensi. E tutto con uno sfondo intimo, quello che da il mare: le spiagge, i pescatori, l’attrezzatura da pesca, i suoi abitanti e coloro che ne fanno parte soltanto d’estate. Un mondo che non mi è straneo perché io abito in un paese tradizionalmente dedicato alla pesca e inoltre qualcuno nella mia famiglia è stato pescatore. E un campo lessico che si è arricchito grazie a questo romanzo. Addirittura ne ho apprezzata la brevetà: in poche pagine De Luca riesce a trasmettere al lettore una intensa semplicità e il racconto scorre agevolmente.

Mi piace che oggi sia stata presentata la traduzione in catalano dell’ultimo romanzo di Erri De Luca. Penso che sia un autore che valga la pena conoscere oltre le frontiere italiane e precisamente questo libro intriso di mediterraneismo. Perché il Mediterraneo invece di separare culture, le fa diventare più vicine.

La conferenza, tenuta in una biblioteca di Barcellona, è stata proprio interessante, emotiva, anche divertente, da non dimenticare. L’ho visto come un uomo rivoluzionario, cioè compromesso con la società, con quello che lui ritiene giusto. Come un uomo sensibile che dalla sperienza con le donne può affermare che il genere femminile sia la versione sofisticata di quello maschile. Come un uomo con un grande sentito dell’umore che ha detto che un rivoluzionario diventa presidente oppure bandito e che, siccome lui non è diventato presidente, ha chiesto al pubblico di estrarre le loro conclusioni. Come un uomo tenere quando ha detto che il primo bacio (il che accade nel romanzo) non sia dolce ma salato. Anche lui si è presentato come una persona raggiungibile, vicina, pronta a rispondere le domande che alcune persone del pubblico gli hanno posto, con la sua voce calma e profonda.

Ah! Ce l’ho fatta. Ecco il momento in cui scrive la dedica nel libro.


E la dedica.


Sono arrivata a casa tarde, stanca, però felice. E siccome domani sarà un giorno impegnatissimo, prima di andare a letto ho voluto pubblicare il post che ho già cominciato a scrivire sul treno. Avvicinatevi a Erri De Luca, non vi deluderà. Buon fine settimana a tutti.

venerdì 10 febbraio 2012

Alla scoperta di... Andrea Camilleri


Da qualche giorno ho finito la lettura di Camilleri però fin’ora non ho avuto il tempo di scrivere la recensione. Per me è stato il primo contatto con questo autore. Ne avevo sentito parlare agli insegnanti dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona però non ne avevo letto nemmeno un brano. Un sabato, con gli amici è un romanzo. All’inizio un po’ confuso per me. Il primo capitolo presenta sette momenti dell’infanzia di sette bambini che non hanno a che vedere fra loro. Più avanti gli stessi personaggi, che in questo momento hanno già un nome, sono diventati adolescenti e le vite di alcuni di loro cominciano a incrociarsi. Inoltre troviamo capitoli che raccontano il presente ormai adulto di questi sette bambini che alla fine sono diventati amici. Una volta superato questo scoglio di comprensione -magari abbia a che vedere con la lingua, altrimenti meglio me ne vada in pensione-  ho cominciato a godere della lettura.

Anche se è un romanzo, davanti a quei personaggi, allo spazio e all’ambientazione mi sembrava di essere seduta di fronte al palcoscenico. E poi, cercando informazione su Camilleri ho scoperto che lui è anche un drammaturgo.

Sette amici a chi il passato presenta i suoi conti quando arrivano all’età adulta. Perché ciascuno ha un piccolo o grande trauma dell’infanzia inoltre a tutto quello che si aggiunge durante la giovinezza. E quando tutto sembra incanalato nei binari della stabilità, durante una cenatta, vengono fuori la fragilità, la debolezza psicologica, le delusioni e i turbamenti che avevano nascosto in qualche zona segreta della loro coscenza.

Camilleri regge le loro vite in un dramma che non ci lascia indifferenti perché è morboso, stravolgente e, a volte, assurdo. E tutto con uno stile tagliente e diretto e un linguaggio secco e affilato.

Un sabato, con gli amici ha  142 pagine ed è stato pubblicato da Mondadori.

giovedì 24 novembre 2011

Alla scoperta di... Erri De Luca


Durante l'ultima lezione d'italiano, l'insegnante ci ha fatto ascoltare questo poema di Erri De Luca recitato da lui stesso.

https://www.youtube.com/watch?v=SGfXS45CNOU

A me ha coinvolto, l'ho trovato molto sensibile. Per me rappresenta la profondità delle cose semplici, di tutto quello che a volte non sappiamo valorare perchè ci siamo già abituati. Ascoltatelo, ne vale la pena. Pensavo comprare un suo romanzo (I pesci non chiudono mai gli occhi) a Verona, però sono sicura che prenderò anche un volume della sua poesia.

E poi l'insegnante ci ha proposto un compito che mi è piaciuto un sacco: fare la nostra versione della poesia di Erri De Luca. Eccola! Non siate troppo esigenti con me: è il mio primo poema scritto in italiano, non tradotto dal catalano.



Considero valore l’alba che ci sorprende ancora abbracciati, le chiacchiere delle vicine, i miagolii dei gatti, il rumore della città che si sveglia.

Considero valore un cappuccino bevuto lentamente di fronte a te, l’aroma del pane appena fatto, l’odore delle strade quando cadono le prime gocce di pioggia.

Considero valore il buongiorno dell’autista del 64, una nuova giornata di lavoro, il problema che si può risolvere e quello che rimane, il sorriso di un compagno, la foto di un bambino attaccata in un angolo dello schermo.

Considero valore ritrovare un’amica, passeggiare insieme, ridere per tutto, provarsi vestiti che forse non compreremo. E darle un consiglio e serbare un segreto.

Considero valore fare la spesa, comprare quei cioccolatini che ti piacciono e volare a casa per una bella serata.

Considero valore godersi il tramonto, sentire un leggero brivido, notare il calore del tuo abbraccio e la dolcezza di un bacio sulla guancia.

Considero valore vedere insieme un film di Benigni, addormentarsi sul divano, spegnere le luci, ascoltare il silenzio della notte.

Considero valore il ricordo dei valori che non possiamo ormai condividere.

Teresa Guiluz

giovedì 29 settembre 2011

Alla scoperta di... Stefano Benni


Ringrazio Federicasole per consigliare questo libro nel suo blog.

Stefano Benni ci apri le porte di un bar speciale. Come speciali sono i suoi avventori. Perché oltre il venditori di tappetti, il cuoco e il marinaio, ci troviamo un nano, una sirena, un cane e la sua pulce, l’uomo invisibile... Il lettore assiste allo stesso che il protagonista al racconto delle storie che tutti questi personaggi così diversi sviluppano l’uno dopo l’altro.

Tutto può accadere nel bar sotto il mare. Perfino che come ospiti privilegiati siamo invitati a raccontare la nostra propria storia. Perché Stefano Benni sa creare un’atmosfera così magica che non solo riesce ad avvolgere i lettori ma anche ti fa venire la voglia di inventare una storia e raccontarla.

Volo a scriverla. Appena finita ve la faccio conoscere.

lunedì 29 agosto 2011

Alla scoperta di... Dante Maffìa (2)


La donna che parlava ai libri è uno dei personaggi che si muovono fra le pagine del volume di Maffìa intitolato proprio così. Nei diversi racconti che formano il libro, Maffìa ci presenta una galleria di personaggi che di solito hanno a che vedere con la letteratura, con i libri, con gli autori universali, con il desiderio di fama o di immortalità, addirittura con la propria creazione letteraria.

Siccome assistissemo a un piccolo teatrino di burattini vediamo passare di fronte ai nostri occhi un enorme ventaglio di figure: la donna che ha la casa piena dei libri rubati al critico letterario Giacomo Debenedetti; un esercito di autori che si organizzano agli ordini del mitico eroe Ulisse per riscattare la Terra della brutta qualità delle opere letterarie; Rosanna, l’ardente giovane che fa l’amore con i romanzi di Camus spargiti sul letto; il libraio che regala libri ai bambini; il ragazzo che adora la parola Patagonia; il tipo che cerca un libro perduto; la ragazza che voleva essere scrittrice; e Poe, Borges, Vargas Llosa, Zlobec...

Tutti contribuiscono a creare un’atmosfera che attira il lettore. Infatti, il lettore non resta indifferente. Maffìa riesce a farci capire l’emozione dell’atto letterario tante volte legato all’affetto, alla passione, al sesso, insomma, alla vita. E lo fa con la padronanza assoluta di una lingua arricchita a volte dalla ironia, a volte dalla tenerezza, una lingua che combina il registro più culto con quelle espressioni popolari che l’avvicinano al lettore ancora di più.

lunedì 11 luglio 2011

Alla scoperta di... Dante Maffìa (1)

Non capita spesso di conoscere prima l’autore e poi la sua opera. Non voglio dire il nome dell’autore, ma la persona. Invece è quello che mi è capitato. Dal momento in cui ho deciso iniziare questo blog ho fissato due scopi. Innanzitutto migliorare il mio italiano, perciò ho cercato blog di argomenti diversi, che parlassero di tante cose, della vita, della quotidianità, del lavoro, dei sentimenti, della famiglia, del tempo libero... Voglio ringraziare tutti per condividerli con me. In secondo luogo, anche se per me molto più importante, avvicinarmi alla massima espressione della lingua, ovvero alla sua letteratura. Da sempre ho potuto leggere gli autori catalani in catalano e quelli spagnoli oppure sudamericani in castigliano. Dopo aver studiato il francese durante dieci anni sono riuscita a leggere Molière, Racine, Baudelaire, Camus, Sartre... nella lingua in cui loro si erano espressi. Davvero un piacere, una gioia, un’ebbrezza letteraria. E alla fine è arrivato il momento dell’italiano. La mia quarta lingua romanza. Un paio di anni fa ho cominciato i corsi di lingua a Barcellona. Si può parlare di un rapporto amorevole con una lingua? Credo di sì. E ho imparato con avidità, non mi sono mai scoraggiata. Quindi ho anche cercato blog che parlassero dei libri, degli autori, della letteratura. E sono arrivata a L'albero delle mele d'oro, uno dei blog di Giovanni Pistoia, che davvero vi raccomando. È stato lui che ha fatto riferimento a La donna che parlava ai libri, un libro di un autore sconosciuto da me: Dante Maffìa. Il titolo mi è sembrato suggestivo e quando sono stata a Milano durante le vacanze di Pasqua ho voluto acquistarlo. Ma non ho potuto: una piccola casa editrice, ci vuole aspettare qualche giorno, mi hanno detto, e io finivo già il mio soggiorno italiano. Dispiacere. Appena arrivata ho raccontato il fatto a Giovanni. Un paio di giorni dopo ho ricevuto una mail dal signore Maffìa. Mi chiedeva il mio indirizzo per inviarmi il libro come dono.

Ed è stato così che ho conosciuto prima la persona che l’autore e la sua opera. Una persona sollecita, pronta, sensibile. Mi ha sbalordita. Infatti una settimana dopo il postino mi ha portato il libro. Un libro è sempre un regalo prezioso. Quel libro però aveva un valore speciale. Mi è preso il batticuore. Mentre aprivo il pacchetto, le mani trasudate, pensavo al viaggio che aveva fatto il libro fino arrivare da me. Immaginavo un punto sconosciuto di Roma, un palazzo, una stanza piena di libri. Ho visto un uomo che prendeva il libro, lo incartava e scriveva il mio nome e il mio indirizzo con la calligrafia accurata di coloro che abbiamo imparato a scrivere prima dell’esistenza dei computer. Poi l’ho immaginato alla posta. Il libro ha iniziato così il suo viaggio portandosi dietro non soltanto la copertina, le pagine, le parole, le storie e i personaggi, ma anche una dedica. A questo punto l’avevo già sfogliato. Tra le righe si nascondevano la generosità, l’amabilità e la sobrietà di uno sconosciuto con cui comparto, ne sono sicura, l’amore per la letteratura e i libri, e il nome del quale non dimenticherò mai. Ho stretto il volume contro il cuore, il sorriso nel viso, sul punto di scoppiare di felicità.
Poi ho visitato il suo sito. Dante Maffìa è uno dei grandi della letteratura italiana odierna. Non so se riuscirò a leggere tutto quello che ha scritto, sono tante le raccolte di poesia, i saggi, i romanzi.

La donna che parlava ai libri mi accompagna in questo periodo stivo. Ci sono tanti nuovi termini da imparare! Una vera sfida per me però soprattutto un bel tesoro. Le mie parole non hanno importanza in confronto a tutte le decorazioni e tutti i riconoscimenti che Dante Maffìa ha ricevuto al lungo della sua carriera, però sono davvero uscite dal cuore. Grazie, signor Maffìa.

sabato 28 maggio 2011

Alla scoperta di... Stefania Bertola


“Un libro di racconti è un sacco di Natale, e l'autore dà a ciascun lettore il suo personale pacchetto, con il nastro e il bigliettino.”

Questa è la definizione che Stefania Bertola fa di Il primo miracolo di Georges Harrison che ho appena finito di leggere. Infatti è una raccolta di dicianove racconti sui piccoli imprevisti della vita e dei sentimenti che ci presenta un ampio ventaglio di personaggi e situazioni. Un bambino che tenta di salvare il capitano della sua squadra dal fascino della sua sorella adolescente. Una traversata a piedi a Torino. Una vigilessa inflessibile che prende a calci i gatti nei vicoli e multa tutti con gioiosa perfidia, e poi la sera canta come un angelo. E quello che intitola il libro, una fidanzata che visita la chiesa della Consolata per attaccare al muro un ex voto offerto a George Harrison perché il suo ragazzo è stato per morire folgorato dalla chitarra elettrica.
Nessuno dei racconti ci lascia indifferenti: un sorriso, un po’ di felicità, una piccola tenerezza, un po’ di dolore, un disagio... In realtà ciascun lettore può sperimentare sensazioni diverse. Quello, però, che li rende coerenti è lo stile leggero, elegante, spiritoso, ironico e sorprendente.

domenica 1 maggio 2011

Alla scoperta di... Cesare Pavese (2)

Sono stata un po’ assente e mi dispiace, ma ho dei giorni impegnatissimi al Liceo, un incarico importante dalla casa editrice e l’inizio del corso di preparazione al CELI 3 ogni venerdì dalle ore 18 alle ore 21 presso l’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona fino metà giugno. Esercizi di grammatica, tre comprensione scritte e due composizioni scritte. Inoltre rivedere il lessico, i connettivi, i tempi verbali... Senza dimenticare che i miei figli hanno bisogno della mia compagnia, che vogliono continuare a leggere insieme prima di andarsene a letto, che hanno i suoi piccoli -o grandi, dal suo punto di vista- problemi.


Malgrado tutto, ho già finito La bella estate. Come sempre, Pavese mi è piaciuto, anche se rimane sullo sfondo un sapore agrodolce.

La bella estate (1949) ci parla dell’innocenza perduta, del passaggio da uno stato felice, quello dell’infanzia e dell’adolescenza, a uno stato diverso, la maturità. Ginia è la ragazza modesta che lavora in un atelier e che, dalla mano di Amelia, una sua amica, si trova immersa in un mondo opposto al suo: l’ambiente bohème dei pittori torinesi. Amelia è un personaggio ambivalente. Da un lato, è negativa per quanto rappresenta la corruzione. Da l’altro, è necessaria al compimento dell’evoluzione di Ginia. Ginia si fa guidare da lei in un mondo che non è il suo, verso una vita che non gli appartiene. Per cioè mi è sembrata significativa la battuta finale in cui Ginia dice ad Amelia: “Conducimi tu”. Potrebbe essere che Pavese ci offrisse una metafora della morte come lui la vedeva, terribile ma attraente. Forse non per caso Pavese si tolse la vita appena un anno dopo.

Probabilmente non vi dico niente di nuovo. Credo che La bella estate sia un romanzo che venga letto dagli studenti italiani nei Licei, ma per me è importante fare queste piccole recensioni dopo aver letto un’opera. Addiritura, credo che sia la prima volta che uso il passato remoto e questo per me è una sfida. Fatemi le correzioni che volete. Ne sarò tanto riconoscente.

mercoledì 23 marzo 2011

Alla scoperta di... Cesare Pavese


I mattini passano chiari
e deserti. Così i tuoi occhi
s'aprivano un tempo. Il mattino
trascorreva lento, era un gorgo
d'immobile luce.
Taceva. Tu viva tacevi; le cose
vivevano sotto i tuoi occhi
(non pena non febbre non ombra)
come un mare al mattino, chiaro.

Dove sei tu, luce, è il mattino.
Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest'ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
E' buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.

Cesare Pavese

Non credo che ci si possa ritenere diverso il Pavese poeta di quello narratore. Cioè, tutta la sua opera tra realismo e simbolismo lirico esprime il suo profondo disagio esistenciale. Più di vent’anni fa ho letto (in catalano) Paesi tuoi durante uno esercizio di letteratura comparata che ho fatto all’università. Da quel momento mi è ormai piaciuto. Dopo mi sono avvicinata al poeta attraverso la raccolta Verrà la morte è avrà i tuoi occhi. Ci ho trovato una grandissima sensibilità. Mi sono commossa da un artista pieno di contraddizioni e di conflitti. Come tutti, forse per questo motivo mi è piaciuto.